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La vita e il record di Godfrey Chitalu

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Gli inizi e il primo titolo di capocannoniere

Godfrey Chitalu nacque il 22 ottobre del 1947 a Luanshya, nell’allora protettorato britannico – vera e propria colonia – della Rhodesia Settentrionale. Nel 1964 il suo paese divenne il primo a cambiare nome e bandiera tra la cerimonia d’apertura e quella di chiusura dei Giochi Olimpici: quello che si era presentato in Giappone come Northern Rhodesia ottenne l’indipendenza il 24 ottobre, giorno della cerimonia di chiusura, e si accomiatò con la nuova bandiera verde dello Zambia.

Chitalu diede i primi calci al pallone a scuola e in alcune squadre amatoriali della città per poi aggregarsi al Kitwe United nel 1965 e vincere soli tre anni dopo la classifica cannonieri del campionato zambiano con l’incredibile score di 81 reti – insieme al primo dei suoi cinque (altro record) premi come miglior calciatore zambiano dell’anno. Nel 1970 vince la Challenge Cup e l’anno seguente si aggrega ai Kabwe Warriors, i “guerrieri” della città della Provincia Centrale considerata la culla dell’indipendenza zambiana, ma una controversia riguardante il costo del trasferimento gli fa perdere le prime sei partite della stagione. Ugualmente terminerà la stagione da capocannoniere con 41 reti.

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Il record

Il 1972 è l’anno del record, di un’impresa dimenticata dal “calcio che conta” che ha reso Chitalu una figura leggendaria nello Zambia – del quale colpevolmente ricordiamo solo Bwalya – e in tutta l’Africa. Un’impresa ancora più incredibile se pensiamo che in realtà Chitalu segnò più di 107 reti.

Chitalu comincia la stagione il 23 gennaio con una doppietta nel 2-2 contro i lesothiani del Majantja FC, gara valida per l’African Champions Cup, antenata dell’attuale Champions League africana. Nella gara di ritorno al Dag Hammarskjöld Stadium di Ndola (chiamato così in omaggio all’ex segretario generale dell’ONU) piovono reti: ben sette delle nove marcature zambiane sono di Chitalu. Nonostante i resoconti dell’epoca riportassero Chitalu in testa alla classifica dei marcatori esaltandone le qualità realizzative e scrivendo di come in sole due partite avesse già imposto un ritmo tremendo agli altri pretendenti, queste nove reti complessive vennero successivamente tolte dal computo perché segnate quando “la stagione non era ancora cominciata”. Quando la stagione “comincia” per davvero Chitalu aggiunge subito un’altra tacca, la prima ufficiale: Warriors-United 1-0, proprio contro la sua ex squadra.

La cavalcata di Chitalu continua: doppietta alla squadra della polizia, tripletta nel 7-1 al Maseru United, addirittura quattro nel 14-2 contro i Norco Rangers. E continua anche in nazionale: tra le “vittime” il Lesotho, doppietta nel 6-1 valevole per le qualificazioni alla Coppa del Mondo, lo Sheffield United e i cileni dell’Unión Española. Siamo solo ad agosto e dopo l’ennesima doppietta, stavolta da capitano della selezione All Stars, il suo tabellino personale riporta 71 reti.

Due mesi dopo, ottobre 1972, è arrivato a 92 reti battendo così anche il suo record personale di 81 reti segnate nel 1968; tra Chitalu e i due inseguitori – Bernard Chanda dei Wanderers e il compagno di squadra Sandy Kaposa – ci sono 57 reti. Si potrebbe pensare a un calo fisico o emotivo o ancora di concentrazione. Niente di tutto questo, anzi: a questi numeri impressionanti seguono 17 partite consecutive con i Warriors sempre a segno, con picchi di cinque reti a Buseko FC e Roan e ben sette in due partite contro il Mufulira Wanderers, con un poker servito a domicilio.

Il centesimo goal arriva nella vittoria per 4-2 all’Independence Stadium contro il Kalulushi Modern Stars, seguito dal 101esimo e dal 102esimo in una tripletta storica. Segna ancora una doppietta contro il suo ex Kitwe United e una tripletta complessiva nei due match tra Midlands XI e Copperbelt XI validi per il trofeo della National Football League zambiana. Siamo a dicembre e la stagione è finita: un bottino da 107 reti.

I premi in palio sono tutti suoi: quando riceve il premio di capocannoniere attribuisce il successo al supporto dei suoi compagni di squadra che definisce “altruisti”. Il record gli vale un pallone giallo in regalo dallo sponsor Rothmans con il suo nome e il numero di goal segnati incisi sopra.

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Il record partita per partita, una ricerca di Jerry Muchimba

Il ricercatore zambiano Jerry Muchimba ha minuziosamente documentato tutte le reti del record. Ecco il risultato del suo eccezionale lavoro:

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Chitalu e la nazionale

Godfrey Chitalu debutta nel giugno del 1968 nella vittoria per 2-1 contro l’Uganda e nel 1974 partecipa alla Coppa delle Nazioni Africane in Egitto, segnando un goal contro i padroni di casa. Lo Zambia arriva in finale, ma perde contro lo Zaire nella ripetizione resasi necessaria dopo il 2-2 finale del primo match. Nell’aprile del 1975 viene escluso dalla nazionale per due anni: tornerà in campo il 27 febbraio del 1977 grazie al nuovo allenatore della nazionale, il tenente colonnello Brightwell Banda, subentrando dalla panchina e segnando subito due goal nella vittoria valida per le qualificazioni alla Coppa del Mondo proprio contro l’Uganda.

Ancora a segno cinque mesi dopo nella gara di qualificazione alla Coppa delle Nazioni contro l’Algeria, compie i trent’anni festeggiando a suon di reti e vince il premio di sportivo zambiano dell’anno pur non vincendo quello di calciatore dell’anno. L’anno seguente è capocannoniere della CECAFA Cup in Malawi con unici reti, pur perdendo in finale contro i padroni di casa. Nel 1978 partecipa alla Coppa delle Nazioni Africane propiziando con un suo cross il gol di Obby Kapita nella sconfitta contro i padroni di casa.

Ha partecipato ai Giochi Olimpici di Mosca nel 1980 segnando una rete all’Unione Sovietica nella sconfitta per 3-1.

Chitalu è secondo solo a Efford Chabala per presenze in nazionale, 103, ed è il miglior marcatore di sempre con 74 reti. A questi numeri vanno aggiunte cinque partite e quattro goal in match correlati ai Giochi Olimpici. Nel 2006 è stato inserito dalla CAF nell’elenco dei migliori 200 calciatori africani della cinquantenaria storia della confederazione.

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Dopo il ritiro, la tragica morte

Chitalu ha vinto il premio di allenatore dell’anno nel 1991 alla guida dei Warriors guadagnandosi l’anno seguente la panchina della nazionale. Purtroppo la tragedia era dietro l’angolo: il 27 aprile del 1993 l’aereo che porta la nazionale zambiana a Dakar per il match di qualificazione alla Coppa del Mondo contro il Senegal precipita al largo delle coste del Gabon. Il motore sinistro aveva preso fuoco e il pilota spegnendo quello destro decretò la morte di tutti i passeggeri: personale di servizio, calciatori, staff, dirigenti e un giornalista al seguito della nazionale.

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Il finto record di Messi e le statistiche nel calcio

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La scientifica costruzione del mito in uno sport sempre alla ricerca di un dio da incensare che moltiplichi tirature e pubblicità non ammette la verità storica e così, dopo mesi di titoli sparati in prima pagina, arrivano le piccole smentite: il record di reti segnate in un anno solare di Messi non esiste.

Cerchiamo di fare, finalmente, un po’ di giustizia sulla questione.

Il record di Messi non esiste per se, in quanto difficile da verificare. Non possiamo tracciare tutti i calciatori della storia di tutti i campionati nazionali di ogni Paese. Nell’ambiente della ricerca si attribuisce il record a Godfrey Chitalu, leggenda del calcio zambiano, che nel 1972 segnò 107 reti, ma lo stesso Pelé dovrebbe aver superato le cento reti in un paio di occasioni (1959 e 1961). La FIFA non riconosce il record di Chitalu ed è facile immaginare come la documentazione in merito sia piuttosto discutibile; la decisione è dunque condivisibile, ma sarebbe opportuno attivarsi per fare chiarezza una volta per tutte. Purtroppo la FIFA non ha interesse a farlo in quanto il calcio africano, figlio di un Dio minore, è il “calcio del futuro” e tale deve rimanere. Pelé viene invece penalizzato dalla definizione di “gara ufficiale” secondo la FIFA, una definizione in continua evoluzione. Purtroppo per il brasiliano le amichevoli di club non vengono considerate ufficiali, così come molte competizioni dell’epoca: non è il caso di dilungarsi sulla questione visto che il dibattito in Sudamerica è tuttora molto acceso, ma basterà citare il fatto che la gran parte dei ricercatori utilizza metodi diversi per definire una gara ufficiale rispetto a quello di matrice più politica che sportiva della FIFA.

Il record di Messi non è significativo. Il numero di reti segnate in un anno solare è un numero che non dice nulla sulla qualità delle stesse e del calciatore. L’argentino ha segnato quest’anno 86 reti in 66 partite con 14 rigori, Müller 85 in 60 partite con soli tre rigori nel 1972. Appare chiaro come le reti del tedesco abbiano un “valore aggiunto” rispetto a quelle di Messi. Si potrebbe poi valutare quanto queste reti abbiano inciso sul risultato finale e in che maniera siano state segnate e tanti altri aspetti (nel 1972 la prassi per l’attribuzione di un autogoal era diversa, ad esempio), esercizi che servirebbero a dare qualità alla quantità.

Tralasciando gli interessi dei media nel record di Messi, è acclarata una carenza di competenza statistica nel calcio, specialmente se paragonato agli sport americani. Da anni porto avanti una battaglia – solo di principio, poiché non essendo abile coi numeri non posso dare un contributo fattivo – per una maggiore consapevolezza statistica nel calcio. Mentre nel baseball da anni si sviluppa la sabermetrica, capace di determinare l’esatto apporto qualitativo di ogni giocatore in ogni posizione, noi siamo fermi da un paio di secoli al binomio presenze-reti (persino le reti subite dai portieri non sono indicate da tutti i resoconti statistici). L’unico passo avanti, quello dei chilometri percorsi dal calciatore, è in realtà un passo indietro trattandosi di statistica assolutamente inutile ai fini del giudizio tecnico o agonistico.

Questa incredibile carenza è conseguenza di vari fattori, primo tra tutti la differente maniera di vivere lo sport: il calcio tocca il lato emozionale degli europei e la statistica è una verità che non si vuole sentire; di contro gli americani hanno un bisogno di “esattezza” (la quale non può che essere ottenuta tramite metodi scientifici) a noi sconosciuto. I media avrebbero il compito di contemperare l’emotività del tifoso e la necessità, il dovere di storicizzazione del mestiere del giornalista, ma sappiamo bene come abbiano abdicato da molti anni al compito e preferiscano cavalcare anch’essi le emozioni. Tiratura non olet.

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